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Danilo Dom Calogiuri.
Polveri Afghane_reportage di Danilo Dom Calogiuri_reporter salentino
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Polvere Afghana

Afghanistan, Bala Murghab. Al passaggio dei mezzi militari tutti i bambini corrono incontro chiedendo cibo ma soprattutto acqua.

La polvere dell’ Afghanistan non si può scordare, quella resa fine e sottile dall’aridità della stagione calda, molto più simile al borotalco che alla terra; quella resa fango dall’inverno, ma che assomiglia ad una grossa distesa di gelato; la senti, la respiri, entra a far parte della vita.

In Afghanistan i sensi sono alterati dalle forte emozioni date dalla natura che si manifesta sotto forme uniche; tramonti che tolgono il fiato, imponenti montagne, che ogni stagione si colorano con tonalità diverse, immense vallate deserte dove il tempo sembra essersi fermato, sembra quasi di vivere in un paesaggio creato da Dalì.

I giovani soldati, nonostante i duri addestramenti, si ritrovano catapultati in una realtà parallela opposta, che mette a dura prova anche i più forti. Partiamo dall’ Italia con volo civile, prima tappa Emirati Arabi, Abudabi, si sente già l’aridità dell’aria, ci imbarchiamo in seguito su un aereo militare, ed è già la prima prova! Qualche ora di volo tattico, radente al suolo in modo da rendere visibile l’aereo solo all’ultimo momento, e atterriamo nell’aeroporto di Herat.

A terra le emozioni sono tante, mescolate alla paura, in pochi sanno cosa li aspetta! I primi giorni li passiamo a “Camp Arena” la base multinazionale di Herat; qui i veterani ci spiegano la reale situazione, i reali pericoli, quello più temuto è rappresentato dai kamikaze o dagli “ied” (improvised explosive device) trappole mortali artigianali, ricavate da mine o vecchi ordigni prevalentemente ex sovietici, nascosti sotto terra o radio controllati; ci svelano dei trucchi per riconoscere questi pericoli, ma i soldati sanno bene che non sono sempre efficaci.

Dopo qualche giorno veniamo tutti catapultati in una nuova realtà, chiamata Bala Murghab; il viaggio è lungo, quattro giorni, tra dune e altissime montagne; la provincia di Herat è attraversata da una strada asfaltata, la famosa Ring Road, chiamata così per la sua caratteristica forma ad anello; purtroppo si estende prevalentemente verso sud, noi invece siamo diretti a nord, la percorriamo per soli 60 km, ed è proprio qui che abbiamo la prima sorpresa, un uomo in sella ad una moto si fa esplodere all’altezza del secondo mezzo, fortunatamente, l’unica vittima è il kamikaze stesso, per noi oltre alla paura e qualche trauma leggero le uniche perdite si contano nei mezzi e materiali; io personalmente perdo le mie reflex digitali e gran parte degli obiettivi, riesco a recuperare la mia inseparabile Nikon F4 con un 50mm e una piccola compatta, che, avendo a disposizione pochi rullini, diventò la vera protagonista del reportage! L’operazione è supportata dall’aereo senza pilota italiano “Predator”, che mandato in avanscoperta riesce a salvare il convoglio dai tentativi di attacco. Attraversiamo i villaggi più isolati dalle etnie diverse, dagli Hazara ai Pashtun fino agli Uzbeki.

AUTHOR: dom
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